Sera del 30 maggio: dalle vetrate della sala ristorante del Museo Carpano al primo piano di Eataly tutto appare più bello, a cominciare dalla vecchia fabbrica di auto del Lingotto ora sede di centri commerciali, auditorium , museo d'arte, università...un gran bel posto.
A breve la sala si sarebbe riempita dei soci di Slowfood Torino-città, confluiti a saggiare l'estro della brigata del ristorante Pashà di Conversano (BA), nome emergente del Sud Italia, una brigata che si è dimostrata rigorosa e attenta.
Il Pashà sorge nell'incantevole piazza normanna di Conversano, si avvale del giovane entusiasmo del patron Antonello Magistà (ottimo sommelier) e della geniale capacità della cuoca e mamma Maria, che ha saputo attualizzare i piatti della tradizione contadina pugliese e che lavora con passione per la loro salvaguardia (grazie signora Maria!).
Antonello Magistà è emozionato di trovarsi a Torino, non sa che anche noi Torinesi siamo emozionati di averlo qui tra noi e che lo ringraziamo per il lungo viaggio che ha fatto portandosi dietro una carovana di taralli, orecchiette di grano arso, taralli, bottiglie d'olio e di vino... stasera ci sono dei soci Slowfood venuti apposta dalla Liguria per riassaporare i piatti del Pashà, ah la forza della grande cucina... In questa foto sono visibili da sx a dx: Antonello Magistà, Eric Vassallo (Slowfood Torino), Enza (sorella e aiuto di Maria), Simona ( ottima direttrice di sala- Eataly) e mamma Maria Magistà...non visibili ma bravi altrettanto gli altri componenti della brigata Pashà fra cui due cuochi stagisti stranieri: un brasiliano e una giapponese. Notare l'allegria del gruppo che al momento della foto non aveva ancora stappato le bottiglie del vino... Il menù comprendeva: sfornatino di sponzali con fonduta di pecorino di masseria, minestra di fave e cicorie in crosta di pane, orecchiette di grano arso con cacioricotta,pomodorini e basilico (da urlo!), cartoccio al forno con agnello,patate e lampascioni (altro urlo!) e souffle di mandorla e arancia con salsa di cioccolato amaro; inoltre deliziosi piccoli panini di diversa fattura, taralli fatti in casa e uno straordinario olio extravergina d'oliva del Frantoio D'Orazio altra nota realtà di Conversano, terra di Puglia.
E finalmente parliamo dei vini pugliesi, scelti da Antonello in modo sapiente, spesso bistrattati qui al Nord ma che stanno crescendo da un punto di vista qualitativo e d'immagine grazie al lavoro di alcune giovani realtà aziendali oltre naturalmente a quello dei grandi come Antinori & co.
Come inizio Antonello ci ha proposto una "bollicina" del Sud, il Metodo Classico Riserva Nobile 2002 delle Cantine D'Araprì, da uve Bombino bianco, un'uva autoctona portata a San Severo di Foggia dai Templari di ritorno dalle Crociate.
Un vino che mi ricorda nei profumi e nel gusto, molto particolare, il vino bianco dei libanesi di Chateau Musar.
D'Araprì è l'unica azienda, nata nel 1979 dal sodalizio di tre amici, a concetrare la propria attività nella produzione di spumante con il metodo classico. (Bravi!) A seguire due vini dell'azienda Alberto Longo, che dal 2000 sta facendo ottime cose in quel di Lucera (FG) dando ampio spazio alla rivalutazione dei vitigni autoctoni pugliesi: per primo Le Fossette 2006 da uve Falanghina di Lucera (da non confondere con la Falanghina Campana) e Le Cruste 2005 da uve di Nero di Troia.
Molto piacevole il Falanghina mentre il Le Cruste 2005 ha bisogno di stare ancora un'anno in bottiglia per essere apprezzato in pieno (infatti Antonello parla di alcune magnifiche Magnum 2004 aperte qualche giorno prima a Conversano...sigh!) La vera sorpresa della serata è stata, a detta anche di alcuni esperti presenti al mio tavolo, una bottiglia di un piccolo produttore di Manduria (TA): l'Old Vines 2004 di Gaetano Morella da uve Primitivo. Morella è un' azienda agricola nata nel 2000 , che possiede cinque ettari di vigneti antichi di uve primitivo e malbek a solo due chilometri dal mare e si avvale dell'opera di una winemaker australiana, Lisa Gilbee (moglie di Gaetano Morella), molto brava a lavorare con le uve del Sud Italia. Veramente un'ottima bottiglia e una azienda da seguire con attenzione, anche se per ora non possiede un sito web (unica nota dolente...) Alla fine abbiamo stappato una bottiglia di delizioso Passito Le Briciole 2001 da uve Malvasia Bianca e Chardonnay della Masseria Monaci di Copertino (LE), famosa per il suo ottimo lavoro sulle uve autoctone di Malvasia Nera e Negroamaro.
Un gran bel viaggio fra ottimi piatti e ottimi vini! Grazie di cuore amici del Pashà, spero che tutti quelli che hanno in programma una vacanza estiva nelle terre di Puglia facciano un salto a trovarvi in quel delizioso paese normanno che è Conversano e possano ritrovare quei gusti della vera cucina contadina meridionale a rischio di scomparsa.
Quando tornate a Torino?