Quella appena passata è stata una settimana di grandi bottiglie, perchè a volte nella vita qualche soddisfazione bisogna pur prendersela...
Il vino se di qualità eccelsa può riconciliarti con la vita e darti una visione più ottimistica della capacità umana di saper trasformare il grezzo metallo in oro fino.
Le prime tre bottiglie le ho degustate con l'amico sommellier Enio e altri amici presso uno dei miei ristoranti preferiti, il Phoenix di Condove (TO) che ha la grazia di avere una delle più "fornite"e intelligenti cantine del Piemonte e i prezzi onesti (qualità rara).
La prima bottiglia è stata un Breg Anfora 2001 di Gravner, viticoltore in località Lenzuolo Bianco ad Oslavia (GO), terra di confine fra Italia e Slovenia, produttore qualche anno fa ignorato dai media del settore e ora , al culmine di un grande successo internazionale, osannato da tutti.
Gravner è stato ed è uno sperimentatore, un alchimista dell'uva, e come tale va avvicinato con il dovuto rispetto...così i suoi vini.
Il Breg è formato da Sauvignon, Chardonnay, Pinot Grigio e Riesling, viene fatto fermentare in grandi anfore di terracotta seppellite nella terra fino al collo, come fanno anche alcuni vignaioli georgiani (i cui vini sono ora importati da Velier) e come facevano gli antichi romani...la temperatura non è controllata, non vengono aggiunti lieviti, non si filtra...insomma si prega...tanto!
Gravner possiede un sito web originale e molto moderno, da applausi.
La seconda bottiglia è stata il Bianco di Chateau Musar 1997, un vino straordinario per la sua originalità e per il suo perfetto equilibrio fra grassezza e mineralità, ricavato da due vitigni autoctoni: obeideh e merwan. Le vigne di Chateau Musar sono situate a circa 1000 metri di altitudine nella fertile Valle della Bèkaa, in Libano, e sono coltivate dal 1987 secondo i dettami dell'agricoltura biologica.
Molto importante, il Bianco di Chateau Musar deve essere servito a temperatura di cantina (15°), e bisogna aprirlo con un certo anticipo. Personalmente stravedo per i vini di questa azienda libanese, anche per i loro superlativi rossi!
La terza bottiglia è stata invece un omaggio agli amici di oltreoceano, un Pinot Noir Byron 1998, un vino molto buono e piacevole sulla scia dei cugini francesi di Borgogna. Byron è un azienda del Gruppo Mondavi, locata nella deliziosa Santa Maria Valley, California, stato americano di eccellenza nella produzione enologica americana.
La quarta bottiglia, un Sivi Pinot 2004 di Klinec, proviene dalla mia riserva speciale ed è stata degustata insieme a Sandra - Untoccodizenzero durante un pranzo dagli amici del Ristorante Cubico di Torino (che sopportano le mie bizze enologiche). Klinec, grande produttore biodinamico sloveno, ha saputo dare nuovo lustro ad un vitigno, il Pinot Grigio, un pò trascurato negli ultimi anni e che invece ha grande stoffa se vinificato con cura e attenzione.
Ottima bottiglia, un vino sapido, minerale, ben equilibrato, di piacevolissima beva.
Quattro vini da tenere in cantina, quattro vini da segnare in agenda, ma soprattutto quattro vini da bere appena si può!